martedì 20 giugno 2017

I Gruppi di Auto Aiuto: la loro Utilità

 GRUPPI DI AUTO - AIUTO: DOVE, COME E PERCHE’
Cosa sono, perché e come possono essere utili, a chi, come organizzarli:
qualche linea guida di base
I gruppi di auto - aiuto sono dei piccoli gruppi di persone che condividono la stessa situazione di vita o le stesse difficoltà. Si costituiscono volontariamente per cercare di soddisfare un bisogno, superare un problema, ottenere un cambiamento in maniera reciproca.
Non si utilizzano operatori professionali, se non per un ruolo definito e mai centrale, poiché la caratteristica dell’autonomia è fondamentale in un gruppo di supporto.
"L’intento comune di tutti i gruppi di auto - aiuto è quello di trasformare coloro che domandano aiuto in persone in grado di fornirlo" (Martini, Sequi, 1988 ), aumentando la padronanza e il controllo sui problemi, in una parola, l ’ auto – efficacia dei partecipanti.


Ecco quattro buoni motivi per costituire un gruppo di auto - aiuto:

Per un supporto emotivo

Per un sostegno informativo

Per un aiuto materiale
Per un’azione politico – sociale a difesa dei propri diritti.
Ci sono diversi tipi di gruppi di auto - aiuto: quelli formati da persone che condividono un handicap o una malattia cronica, quelli costituiti da persone che vogliono cambiare una abitudine, un comportamento (ad esempio gli Alcolisti Anonimi), quelli organizzati da familiari di persone con gravi problemi, gruppi di persone che attraversano un periodo di crisi (un lutto, una separazione), o un periodo positivo ma che cambia radicalmente le loro vite (es. nascita di un figlio),o infine, persone che devono affrontare una situazione o un cambiamento che influisce sulle loro identità (es. al menopausa, il pensionamento).
Nei gruppi di auto - aiuto le persone escono dal ruolo di consumatori, da una situazione di passività e diventano protagoniste, spesso dopo aver affrontato situazioni di grave disagio a cui i sistemi socio sanitari e politici non sono riusciti a dare una risposta sufficientemente rassicurante e adeguata, o magari non l’hanno data affatto. Conoscere persone che hanno attraversato o stanno attraversando le stesse difficoltà, fa sentire meno soli e aiuta a capire che sentimenti e reazioni che sembrano "cattivi" o "folli ", non sono affatto tali. Inoltre incontrare persone che hanno superato gli stessi problemi, o hanno trovato modi ottimali per affrontarli e gestirli può regalare speranza e ottimismo. Una delle funzioni dei gruppi di auto aiuto è proprio quella di "insegnare" ai membri strategie di fronteggiamento dello stress, per affrontarne nel miglior modo possibile le cause e le emozioni correlate.
Si acquisiscono le competenze per avere il maggior controllo possibile sul problema, invece di esserne controllati.
L’accento sulla parità dei membri rende tutti ugualmente responsabili dei risultati raggiunti e dei servizi forniti. Il clima è spontaneo ed informale, e il fatto di dare aiuto, oltre che riceverlo, aiuta a liberarsi dal senso di impotenza e di sfiducia in se stessi che spesso si prova in queste situazioni.
In particolare nei gruppi di auto – aiuto formati da persone che condividono una malattia cronica, i componenti non si sentono più compatiti per la loro situazione, riescono ad "abbassare" le difese e ad esprimere non solo sentimenti di rabbia, di tristezza, ma anche orgoglio per essere riusciti a dare un senso alla propria vita nonostante il peso più difficile che portano con sé.
Aiutare gli altri accresce la propria autostima, aumenta il livello di competenza interpersonale. La persona nota che riesce ad ottenere un equilibrio tra il dare e l’avere, e riproponendole ad altri, consolida quelle strategie di cambiamento che ha acquisito a sua volta.
Questo è particolarmente importante per coloro che sono a volte costretti ad essere aiutati e a dipendere da altri, che così traggono fierezza, soddisfazione nel sostenere a loro volta altre persone, nel vedere che può anche dipendere da loro, sperimentando l’interdipendenza reciproca.

Per i familiari di persone affette da una malattia cronica, il gruppo offre vari tipi di sostegno, che aiutano ad alleviare lo stress, o a chiarire dubbi e paure. Si va quindi dallo scambio di informazioni, all’ascolto e al supporto emotivo nei momenti di stanchezza e depressione, ma anche l’aiuto materiale, come ad esempio sostituzioni nel prendersi cura dell’ammalato e potersi così permettere una "vacanza dal problema" importanti per evitare di accumulare troppo stress. Questi gruppi si mobilitano anche per ottenere prestazioni che migliorino la qualità della vita dei loro cari.

martedì 30 maggio 2017

Incinta e depressa? cosa fare?

Il rapporto di una madre con il suo bambino non ancora nato è paradossale. Due corpi in uno, uno dentro l’altro. Un rapporto simbiotico con la madre come la forza vitale per il bambino.
Volenti o nolenti, la madre è in una unione con un altro essere, che si nutre letteralmente su di lei. Si tratta di un momento di cambiamento, spirituale e fisico.
Il corpo della madre non sarà mai più lo stesso di prima. Né la sua mente. Il “filo d’argento” che la lega al suo bambino non sarà mai reciso.
Questo è un momento in cui realtà e fantasia giocano insieme. Mentre il corpo della donna cambia per accogliere la nuova vita, si immagina il bambino che si porta in sé. Quando nasce, il figlio reale deve cedere il posto al bambino di fantasia.
Cambiamenti reali e simbolici
Le circostanze del concepimento, naturalmente, svolgono un ruolo importante nel modo in cui la donna gode della sua gravidanza. Può essere una sorpresa, o essere la realizzazione di un sogno d’infanzia. Si può sentire come un’invasione del suo essere, o come un dono meraviglioso che riempie un vuoto doloroso.

giovedì 25 maggio 2017

Mamme Sottosopra è arrivato anche in Amazon



Finalmente il libro Testimonianza sulla Depressione in Gravidanza e nel Post Partum sarà presente Amazon :

Una descrizione più estesa è disponibile in:


Buona lettura a tutte!
Raffaella e tutto il team di Progetto Ilizia

Mamme sottosopra: la gravidanza non è un pranzo di gala

Parlare di depressione durante e dopo la gestazione è ancora un tabù, invece c’è bisogno di affrontare il tema in modo consapevole: il primo nemico è l’isolamento.




Settimo mese. Luglio. Caldo. Afa. La pancia che diventa sempre più ingombrante e io che vorrei strapparmi via non solo i vestiti, ma pure questo alieno che sta piano piano occupando tutto il corpo. Attacchi di panico. Corse in ospedale. Vi prego, ricoveratemi”. Non c’è nulla di più lontano dalla drammatica richiesta di Anna che […] (estratto da Mamme Sottosopra - Testimonianze di Vittoria nella Depressione in Gravidanza e nel Post Partum)

di Elisabetta Ambrosi

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Elisabetta Ambrosi

Giornalista

Giornalista professionista e scrittrice, vivo a Roma. Nata con un dna liberale, cresciuta in un paese catto-comunista, allevata tra ostie consacrate, balli neocatecumenali e canti scout. A venti studiavo Kant sopra la cyclette e iniziavo un’analisi freudiana, a trenta scrivevo un libro contro gli psicoanalisti e mi ricordavo di avere un corpo. Il mio motto? Prendere sempre le cose sul serio, senza mai prendersi sul serio.
Oggi scrivo soprattutto per “Il Fatto” (su cui curo, con Lia Celi, lo spazio “Le Fattucchiere” sul Fatto del lunedì), ma anche per Vanity Fair.it, dove ho il blog Sexand(the)Stress e per D.Repubblica.it. Mi occupo di cultura, editoria, tv, lavoro e temi sociali, bioetica, questioni di genere, infanzia e qualche volta politica.
I miei libri: Non è un paese per giovani.L’anomalia italiana: una generazione senza voce (con A. Rosina, Marsilio editore), Inconscio Ladro. Malefatte degli psicoanalisti (La Lepre editore), Chi ha paura di Nichi Vendola? Le parole di un leader che appassiona e divide l’Italia (Marsilio editore), Mamma a modo mio. Guida pratica ed emotiva per neomamme fuori dal coro (Urra-Feltrinelli editore), Sos.Tata. Nuovi consigli, regole e ricette per crescere ed educare bambini consapevoli e felici (Feltrinelli editore), Guerriere. La resistenza delle nuove mamme italiane (Chiare Lettere editore).
Per conoscermi meglio:
www.elisabettaambrosi.com
Per scrivermi:
elisabetta.ambrosi@gmail.com
@bethambrosi

martedì 16 maggio 2017

Che cosa fare quando l'attesa non è abbastanza dolce

Esiste anche una depressione pre-parto, da affrontare senza pregiudizi: ridurre lo stress materno fa bene al nascituro


MILANO - Che esista la depressione post partum è noto, ma che depressione, ansia e stress possano colpire, e duramente, in gravidanza, in quella che definiamo "dolce attesa", è più inaspettato. E come queste patologie ricadono sul bambino già nato, così ricadono sul bambino che ancora deve nascere. «Dobbiamo riflettere su questi temi non per fare del terrorismo, né, tanto meno, per incolpare le donne, bensì per capire che questi disturbi non vanno sottovalutati, all’insegna del "tanto passerà", ma curati. E curarli è possibile anche in gravidanza — chiarisce Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano —. Le donne che nel periodo prenatale hanno un assetto psicologico alterato hanno più probabilità di aumentare, anziché di diminuire, le "dosi" di fumo, di nutrirsi male e, di conseguenza, di aumentare troppo, o troppo poco, di peso. Inoltre, stress e ansia durante l’attesa sono associati a un rischio dalle due, alle tre volte maggiore di sviluppare disturbi dell'umore nel periodo postnatale».

martedì 9 maggio 2017

I Bambini e le Paure : quanto e come i genitori le influenzano

La paura del buio è un fenomeno molto frequente nei bambini di età compresa tra i due e cinque anni. È infatti a partire da questa età, che i bambini sviluppano la consapevolezza del pericolo, che diventa così elemento della loro immaginazione.
La notte, caratterizzata dal buio e dal silenzio, diventa il momento più adatto per mettere in moto fantasie sui mostri ed esseri misteriosi. È molto facile quindi che la notte venga popolata da personaggi fantastici e pericolosi, che spesso sono l’elaborazione di una paura provata realmente, di un’ esperienza che può aver impressionato. La paura del buio e dei mostri è tipica di tutti i bambini. Nel buio infatti tutto può accadere, a loro insaputa, perché non sono in grado di vedere e distinguere bene le cose; nei mostri e nel buio, i bimbi catalizzano e concentrano tutte le loro paure: soprattutto quelle di essere aggrediti e di non essere all’altezza di difendersi, di essere abbandonati dai loro genitori nel momento del bisogno.


mercoledì 8 febbraio 2017

Cosa succede in famiglia quando la mamma in attesa o la neomamma cade in depressione.

Quando la mamma in attesa o la neomamma cadono in depressione, per motivi che vanno dal puro sbalzo ormonale alla rivoluzione perpetrata dal subconscio che esplode portando in superficie tutti i traumi latenti, la famiglia neo costituita e quella d'origine vengono profondamente toccate.
Questo è normale ma quello che invece fa ancor più male alla donna in depressione è la falsa convinzione dei familiari che:
1- sia solo questione di volontà uscire dalla stato depressivo
2- i farmaci siano vietati in graviddanza e nel post partum e che addirittura possano fare male al bambino
3- loro non possono farci nulla

La buona nuova che porto oggi è che le famiglie possono invece fare tantissimo e fanno la differenza:avendo la lucidità per affrontare la questione, invece di negarla, possono effettivamente risolverla, ovviamente con il placet della persona malata. 

Cosa possono fare? 
Innanzitutto prendere atto che la Depressione in Gravidanza e nel Post Partum E' UNA MALATTIA SERIA, che non va sottovalutata. Quindi, come per ogni malattia, ci si DEVE rivolgere agli specialisti di riferimento: lo psicoterapeuta e lo psichiatra. 
Se li chiamiamo cosa accade? Che avremo la possibilità di curare la mamma in tempi rapidi, migliorando la sua vita nel giro di pochi mesi e assicurando alla mamma l'opportunità di seguire il proprio bimbo, di affrontare con serenità il parto e le responsabilità di gestione della nuova vita.

Se invece le famiglie NEGANO la MALATTIA, questa può solo degenerare, portando anche ad atti violenti delle mamme contro se stesse

Vorrei chiarire che le mamme depresse NON SONO MAI VIOLENTE COI BIMBI, al massimo verso se stesse. Quando si sente dai media di qualche atto violento perpetrato contro i figli, si ha a che fare con mamme psicotiche, ben diverse dalle mamme depresse.

Quindi cari familiari, state attenti ai campanelli d'allarme lanciati dalle mamme perché prima le aiutate prima loro guariranno e la famiglia con esse ritroverà serenità e forza!

Per saperne di più sulle attività d'aiuto in ambito nazionale e nel proprio territorio consultate la seguente pagina:

http://www.progettoilizia.it/numeri-d-emergenza

Non ci credete e vorreste delle testimonianze: ebbene chiedeteci il libro che abbiamo pubblicato, "Mamme  Sottosopra" (http://www.progettoilizia.it/single-post/2016/12/02/In-vendita-a-Met%C3%A0-Gennaio-il-Libro-MAMME-SOTTOSOPRA) dove troverete ben 15 storie di vittoria sulla depressione, in gravidanza e nel post partum. Per averlo chiediamo solo una piccola donazione, a copertura delle spese di spedizione.



Quindi vi lascio con la seguente parola d'ordine: INFORMAZIONE!

Perchè solo la corretta informazione può portare le mamme ad una pronta guarigione.

Raffaella e tutto il team del Gruppo di Auto Aiuto